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L’Ares «salta» le vacanze

La Società del neopresidente Zanoni ha progettato un'estate di lavoro soprattutto per i giovani

(Di Alessandro De Pietro per L'Arena, Giovedì 29 novembre 2007)

Niente vacanze, l’Ares getta le basi per la nuova stagione. Una società che da poco si è rinnovata; nuovo consiglio direttivo, guidato dal neo presidente Giorgio Zanoni, nuovi dirigenti e, soprattutto, nuove ambizioni. Lo scopo principale della società di Borgo Santa Croce è ambire a nuovi traguardi, ripartendo dalla Prima squadra, pronta al prossimo campionato di Seconda categoria, affidata all’allenatore Ernesto Turri (ex Ac Valpantena) ed ai suoi collaboratori Nicola Camerlengo e Ivo Zantedeschi, ma in particolar modo dai giovani. Un settore giovanile tra l’altro attualmente in attività, al lavoro per tutto il mese di luglio, guidato dal neo direttore tecnico Antonio Zacchi.
Presidente Zanoni, molte società ora come ora sono tutte in ferie. Perché voi, invece, avete deciso di mettervi al lavoro?
“Stiamo cercando soprattutto di introdurre una nuova linea nella società, soprattutto per quanto riguarda i giovani. Abbiamo trovato una persona di esperienza come Antonio Zacchi (ex allenatore di Poggese e Cerea, selezionatore della rappresentativa emiliana di promozione e collaboratore di Maurizio Costanzi del Chievo) al quale abbiamo affidato la direzione tecnica del settore giovanile, nonché la guida dei giovanissimi, anche regionali, classe ’94-‘95. Come prima cosa puntiamo sulla crescita umana e sportiva del ragazzo, anticipando in questo modo i tempi e cercando di far avvicinare gli stessi genitori a questa nuova realtà. Poi dalla seconda metà di agosto prenderà ufficialmente il via la nuova stagione".
Zanoni è molto soddisfatto:"Nonostante molta gente ora sia in ferie questa iniziativa ha dato un po’ di speranza. In quanto la nuova società si è da poco creata stiamo affrontando ovviamente anche altre problematiche, ma questo ci ha dato la possibilità di iniziare la nuova stagione sotto i migliori auspici”.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare la segreteria della società al numero 045.8400820, il lunedì ed il giovedì dalle ore 18 alle ore 19 e 30.L.M.

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Mister Turri sposa L'Ares Calcio Verona...

da PIANETA CALCIO dell’8 luglio 2008

Ernesto Turri, l'artefice nella scorsa stagione della promozione in 2^ categoria dell'A.C. Valpantena, è il nuovo mister della 1^ squadra dell'Ares Calcio Verona, che riparte nella stagione 2008-09 dalla 2^ categoria.
Alla guida della giovanissima squadra di Santa Croce, Turri sarà coadiuvato dai suoi consueti collaboratori, i bravi Nicola Camerlengo e Ivo Zantedeschi, preparatore dei portieri.
Il neo-presidente Giorgio Zanoni, pienamente soddisfatto delle sue scelte, dice:
"Il percorso sarà certamente pieno di difficoltà ma la scommessa è stimolante e l'entusiasmo non ci manca".

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L’Ares cambia Il nuovo patron è Giorgio Zanoni

Facce nuove. Eletta la nuova dirigenza.

(Di Renzo Cappelletti per L'Arena, Mercoledì 30 Aprile 2008 sport Pagina 44)
 

L’Ares cambia il suo staff dirigenziale. Con l’elezione a presidente di Giorgio Zanoni, funzionario del Comune di Verona, il rinnovamento è stato radicale in casa dell’Ares Juventina Poiano nel recente rinnovo delle cariche sociali. L’assemblea, circa 100 soci, ha eletto il presidente e il consiglio direttivo che resteranno in carica fino al 2011. Il cambio di marcia è stato possibile grazie alla disponibilità di un gruppo di sostenitori e da parecchi genitori che hanno deciso di cambiare registro pur non modificando l’aspetto prioritario del proprio statuto sociale che indica come scopo principale l’educazione dei giovani attraverso lo sport. Non solo, il rispetto delle regole, la qualità nell’insegnamento del gioco del calcio per mezzo di tecnici e allenatori che siano soprattutto educatori. All’Ares le porte sono aperte a tutti , non sono previste delle selezioni per tesserare i ragazzini.La nuova dirigenza si prodigherà per allestire squadre in tutte le varie categorie. Si proporranno iniziative collaudate nel tempo come i corsi di aggiornamento per allenatori, le conferenze e gli incontri incentrati su temi che interessano i giovani e le loro famiglie.
Questo il solco tracciato dal nuovo direttivo entro cui si muoverà con una nuova vitalità e con grande entusiasmo. Una scommessa per mantenere alta ,nel quartiere di Borgo Santa Croce, la voglia di stare assieme, di giocare e di divertirsi. A conclusione dell’attività agonistica è prevista l’annuale festa dello sport che si svolgerà presso il campo sportivo di via Pergolesi dal 29 maggio al 2 giugno. Entro queste date si concluderanno i tornei organizzati dall’Ares: 29 maggio il Top star (giovanissimi 94), 30 maggio il 30° Ares (pulcini 99), 30 maggio 30° Ares (pulcini 99) il 31 maggio Anni Verdi (pulcini 97), domenica 1 giugno 12° torneo Simba (piccoli amici), infine lunedì 2 giugno il trofeo Santa Croce (pulcini 98). Queste le cariche sociali. Giorgio Zanoni (presidente) Giuseppe Gargiulo (segretario e vice presidente), Marco Cobianchi (vice presidente ), Don Giulio Bertazzo (ass. ecclesiastico), Flavio Paiusco (economo), Mauro Bettoia ( attività sportive), Stefano Rancan (scuola calcio), Massimo Bombieri ( settore giovanile), Luca Dal Sacco (dilettanti),Valerio Cobianchi (amministratore), altri dirigenti e con incarichi vari: Martino Todeschini, Giampaolo Renofio, Adriano Verzini.

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Baby in rivolta «Cari genitori... fateci giocare»

Dalla parte dei piccoli calciatori. Una squadra giovanile della Toscana ha deciso di scioperare contro i papà "ultras". E a Verona cosa succede?

(Di Luca Mazzara per L'Arena, Giovedì 01 Maggio 2008 sport Pagina 47)

«Uno sciopero dei bambini per protestare l’atteggiamento dei genitori? Fanno bene, qui sui campi si sente di tutto», è il primo commento di una mamma mentre guarda una partita della categoria pulcini dove gioca suo figlio.
«Sì ok, però non è sempre così - le fa eco un’altra mamma poco lontana, - a volte c’è qualcuno che grida troppo ed esagera ma non succede tutte le volte».
In un altro campo è un papà a rispondere. «Guardi, io verrei sempre a vedere mio figlio ma a volte non ne posso proprio più di sentire insulti e di vedere atteggiamenti del genere». Ce ne sono tanti? «È inutile nascondersi - continua il genitore - ogni volta ci si scatena contro gli avversari, contro l’allenatore, o contro i compagni dei nostri piccoli, è assurdo».
Voci diverse in ogni campo dove giocano i bambini. «Per me uno sciopero dei bambini come quello è esagerato, a volte si esce un po’ dai limiti ma è sempre stato così, è normale, e comunque non si fa niente di male quando si incitano i figli. Loro hanno bisogno di sentire che ci siamo, e di sicuro gli fa piacere vederci alle partite. Per qualche urlo in più non è mai morto nessuno, anzi così capiscono che bisogna impegnarsi nel calcio come nella vita». «Non dimentichiamo - aggiunge un altro papà - che spesso sono gli stessi genitori che portano i bambini in trasferta, non tutte le società possono permettersi un pulmino. Anche questa è una forma di volontariato». L. M.
«Il problema esiste, anche se ci sono tanti comportamenti diversi ed è difficile generalizzare - commenta Carlino Facchin, responsabile del settore giovanile della Sambonifacese - di genitori poco educati ce ne sono, ma secondo me è la minoranza. E comunque lo ritengo abbastanza normale, o comunque non facile da far cambiare come atteggiamento: ogni tanto qualcuno pensa di avere il campioncino e si comporta di conseguenza, dobbiamo accettare anche questo e lavorare per migliorare».
Duro invece il commento del direttore generale del Lugagnano Saverio Barini. «Ci sono troppi genitori che col calcio non hanno niente a che fare e reagiscono così perché vogliono che loro figlio vinca sempre, che segni solo lui, che sia il più bravo di tutti. I bambini dovrebbero diventare degli orfani durante le partite e ritrovare i genitori alla fine, solo per riaccompagnarli a casa. Nei grandi che ci sono a bordo campo manca tanta educazione calcistica. Forse non solo quella».
Per Renato Gelio, responsabile del settore giovanile del Castelnuovo «il problema genitori non riguarda solo il calcio ma un po’ tutti gli sport. A livello di società dilettantistiche non possiamo fare a meno dei genitori, dobbiamo conviverci; mamme e papà dovrebbero capire però che nello sport si vince e si perde, e quando sono piccoli è lo stesso, perché a fine partita, se hanno vinto o hanno perso ai bimbi non importa». L. M.

I soliti discorsi, dice qualcuno. Il calcio come gioco, come divertimento, come sport senza pensare sempre alla vittoria. Almeno nei più piccoli. Discorsi che si sentono da sempre ma che nella realtà si dimenticano sempre di più. Purtroppo. Perché di mezzo ci vanno loro, che prima di essere dei piccoli calciatori sono dei bambini. Sempre. Che magari si divertono anche quando perdono o sbagliano un gol. Già, vallo a dire ai genitori.
Assiepati a bordo campo durante le partite dei loro figli, pronti a gridare all’arbitro al primo fischio sbagliato, pronti a urlare contro i bambini avversari o ad insultare l’allenatore se il loro piccolo campione non gioca in attacco dove potrebbe segnare qualche gol. Con i bambini che di tutto questo probabilmente non gliene importa niente, loro corrono, calciano il pallone, si abbracciano tutti insieme, e chi se ne frega se ha segnato Marco, Luca o Andrea.
Una società dilettantistica di Empoli ha voluto dire basta, e l’ha fatto con gesto semplice ma forte e capace di far pensare: i responsabili del settore giovanile hanno scelto di non far scendere in campo le squadre dei piccoli per protesta contro i genitori ultrà. Una decisione appoggiata con entusiasmo dagli stessi bambini e ragazzini che hanno esposto degli striscioni con scritto «Genitori non litigate, fateci giocare» o «No alle parolacce, sì al divertimento dei bambini».
Una scelta destinata a far discutere, perché quella degli atteggiamenti sbagliati dei genitori a bordo campo è una realtà diffusa dappertutto. E i piccoli atleti cosa dicono? Abbiamo fatto un giro per alcuni campi cittadini.
Marco ha 9 anni e una divisa a strisce che sembra almeno di due taglie in più. È seduto sull’erba e sta strappando qualche fiore. Pochi metri più in là c’è una partita e i suoi compagni stanno giocando ma a lui non interessa. Ma come, non giochi con i tuoi amici? «No non mi piace». Perché? Guarda come si divertono. «Alle partite non mi piace, agli allenamenti invece è bello, perché non c’è nessuno che mi sgrida e urla». Chi è che grida? «Quando viene papà mi dice su se sbaglio, e anche quello di Alessio, gridano tanto e non mi piace».
Altro giorno, altro campo, dei pulcini stanno facendo allenamento. Anche Thomas ha 9 anni. I tuoi genitori vengono a vedere le partite. «Sì, sempre, è bello». Come si comportano quando vengono al campo? «Mi piace che ci siano, mi danno coraggio». Il suo amico Luca è più spigliato. «Vorrei che ci fossero sempre la mamma e il papà, perché è bello e perché da grande voglio fare il calciatore, e il papà mi dice che sono bravo e forse lo divento».
Nel frattempo è arrivato anche un terzo compagno che subito non parla. Fino a quando gli altri due non tornano a fare l’esercizio che il loro allenatore gli ha assegnato.
«Non mi piace che ci siano i genitori, perché gridano tanto e sono troppo agitati. E poi quando sbaglio mi dicono su quando torniamo a casa». Qualche giorno dopo in un altro campo cittadino è appena finita una partita di ragazzini di 10 anni. A Matteo piace tantissimo che ci siano i suoi genitori a vedere le partite: «Vengono anche in trasferta, sono uno dei più bravi e forse l’anno prossimo vado al Verona. La mamma viene sempre a vedermi, e quando c’è anche il papà, è bellissimo, mi fanno sentire un campione».
Riccardo è un compagno di Matteo. «Per me invece gridano troppo, e rimproverano sempre quelli che giocano in difesa perchè non fermano gli attaccanti avversari». E ti da fastidio? «Sì, qualche volta vorrei che non ci fossero. Tranne quando segno, perché quando faccio gol il papà mi dà sempre dieci euro».

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